La Mostra
di HUGO PRATT Periplo immaginario
Siena,
Palazzo Squarcialupi – Santa Maria della Scala 24 marzo/28 agosto 2005
GEOGRAFIA IMPERFETTA DI CORTO MALTESE di Umberto Eco
Sarà.
Nella sua breve nota introduttiva Hugo Pratt dice che il suo interesse per i mari
del sud nasce da La laguna blu di de Vere Stackpoole - e la memoria corre
al film omonimo, che si svolge sì nelle Figi, ma che proprio non farebbe pensare
a Corto Maltese. Comunque può darsi, e Thomas Merton diceva di esser divenuto
cattolico leggendo la teoria dell'apostasia di Joyce in A Portrait of the Artist
as a Young Man. Ma io non mi fido degli autori, che sovente mentono. Mi fido
solo dei testi. Ora, i personaggi della Ballata leggono altri libri.
A un certo punto
Pandora appare dolcemente appoggiata all'opera omnia di Melville, e Cain legge
Coleridge, autore di un'altra ballata, quella del vecchio marinaio. Tra l'altro
la legge in traduzione italiana e la trova, con Melville, a bordo di un sottomarino
tedesco (fa parte della biblioteca di Slütter, che lascerà ad Escondida, dopo
la sua morte, anche un Rilke e uno Shelley; Cain peraltro in chiusura citerà Euripide).
Se si calcola che Cranio ha fatto pratica legale presso un avvocato indiano di
Viti Levu e discute di mitologia maori e sociopolitica melanesiana con la sicurezza
di una Margaret Mead, occorre dire che i personaggi di Pratt sono molto più colti
di lui. Quanto sono casuali o di maniera questi regesti delle letture dei nostri
eroi? Passi per Cranio, che era un ragazzo volonteroso, ma qui legge anche un
avanzo di galera come Rasputin, e in francese. Proprio all'inizio (settima inquadratura)
lo troviamo a consultare Bougainville, Voyage autour du monde par la frégate
du roi La Boudeuse et la flûte l'Etoile. Posso assicurare che non si tratta
della prima edizione del 1771, che a differenza della copia di Rasputin è anonima
e quindi non potrebbe portare il nome dell'autore in copertina; visto che si tratta
ugualmente di un volume in quarto, potrebbe essere un originale rilegato posteriormente,
ma sarebbe un peccato rovinare con l'umidità e il salmastro un pezzo d'antiquariato
del genere; in effetti nella sesta inquadratura la pagina appare composta a tre
colonne, e quindi potrebbe trattarsi di una edizione popolare ottocentesca.
Il libro è aperto circa alla metà e a quel punto, comunque sia la composizione
tipografica, si apre il capitolo V, "Navigation depuis les Grandes Cyclades; découverte
du Golfe de la Louisiade… Relâche à la Nouvelle Bretagne". Rasputin non si concede
divagazioni letterarie, consulta, assume informazioni sul punto in cui prevede
di essere, visto che veleggia verso una base tedesca della Nuova Pomerania- che
è appunto la Nouvelle Bretagne di Bougainville. Però, a parte che in quel capitolo
Bougainville incontra piroghe e selvaggi che sembrano usciti dalle pagine della
Ballata (ma forse sarebbe prudente invertire la prospettiva), se andiamo
a vedere la bella ed ampia carta che precede il "Discours préliminaire" sorgono
alcuni interrogativi inquietanti. La
carta di Bougainville non coincide affatto con la carta che Pratt disegna proprio
nella pagina a fronte. In questo caso Pratt ne sa più del suo personaggio, ma
il personaggio non legge la Ballata, legge Bougainville. Se Rasputin si riferisce
alla carta di Bougainville e presume di essere vicino alla Nuova Pomerania, allora
non può pensare di essere nel mare delle Salomone, perché Bougainville poneva
le Salomone molto più a est (più o meno al posto delle Figi, prendendo un abbaglio
di circa venti gradi di longitudine e dieci di latitudine). In altri termini se
Rasputin, a naso, o con qualche strumento che nel 1913 non poteva mancare a uno
scorridore dei mari, sa quello che Pratt sa e ci dice, e cioè che egli aveva raccolto
Cain e Pandora tra il 155° meridiano (est, direi) e il 6° parallelo sud, controllando
su Bougainville dovrebbe essere sicuro di trovarsi vicino alla baia di Choiseul
a poca distanza dalle Luisiadi di cui sta leggendo, ma lontanissimo dalle Salomone
(dove tuttavia c'è senza saperlo). Mi direte che la cosa è irrilevante dal punto
di vista narrativo, ma non è così: quando poco dopo il mercantile olandese incontra
il catamarano di Rasputin, la prima cosa che sia gli ufficiali che il marinaio
figiano osservano è che, per essere figiana, quell'imbarcazione appare assai fuori
mano perché i figiani di solito vanno verso est e al sud. E, come vedremo dopo,
è questo che avrebbero dovuto fare, perché è a sud-est (molto, molto più a sud
est) che si trova l'isola del Monaco. Si dirà che Rasputin non è là che vuole
andare, bensì alla Kaiserine dei tedeschi, ma è certo che vi arriva senza capire
bene dove si trovi - o, se prima lo sapeva, ora ha tutto il diritto di perdere
la testa, vista anche la sua conclamata instabilità emotiva. Si noti che lo stesso
Bougainville, nel porre le Salomone nel posto sbagliato, manifestava molte esitazioni:
infatti sulla carta scriveva "Isles Salomon dont l'existence et la position sont
douteuses". Ma
Bougainville aveva ogni giustificazione. Delle leggendarie Isole di Salomone,
dove si sperava di trovare l'oro del re omonimo, era già andato alla ricerca nel
1528 Alvaro da Saavedra, muovendosi invece tra le Marshall e le Isole dell'Ammiragliato;
ci arriva nel 1568 Mendana, le battezza, e dopo di lui nessuno riesce più a ritrovarle,
neppure lui stesso, quando riparte alla loro riscoperta con Queiros, quasi trent'anni
dopo, e le manca per un pelo, approdando a sud est, all'Isola di Santa Cruz. Da
quel momento la storia dell'esplorazione del Pacifico è la storia di gente che
scopre sempre la terra che non andava cercando, un girare da dissennati tra isolotti,
barriere coralline e continenti, sbagliando sempre la longitudine (almeno sino
all'invenzione del cronometro marino di Harrison), e l'epicentro invisibile e
introvabile di queste scorribande sono sempre le isole del Re Salomone, che si
sono dissolte nell'aria. Si veda Tasman, che nel 1643 cerca le Salomone, arriva
prima in Tasmania (il che non è scarto da poco), avvista la Nuova Zelanda, passa
per le Tonga, tocca senza sbarcarvi le Figi, di cui vede solo poche isolette e
perviene sulle coste della Nuova Guinea. Com'è come non è, Rasputin, che pure
poteva disporre delle buone carte tedesche coeve che vedete a corredo di questa
edizione, si ostina a documentarsi su Bougainville, dove le Isole Salomone sono
ancora un sogno. Ma questo suo fallo onirico incide anche sul comportamento degli
altri. Ditemi voi perché Corto deve trovare il sottomarino di Slütter (che ha
in mano l'ottima carta disegnata dal Capitano Galland) sotto la punta occidentale
della Nuova Pomerania, quindi mentre naviga verso ovest, se è partito da Kaiserine,
mentre la meta del sottomarino è l'Escondida. Dov'è
l'Escondida del Monaco? Parlandone con Pandora, Cain dice che il Monaco impera
dalle Gilbert alle Sottovento, il che suona assai bene; ma un ragazzo che legge
Coleridge ed Euripide dovrebbe sapere che le Gilbert sono a nord delle Figi, sulla
linea dell'equatore, in Micronesia, e le Sottovento sono nelle Antille. E' vero
che viaggi del genere li ha fatti un Magellano, ma una volta nella vita, e morendoci
per strada. Imperare dalle Gilbert alle Sottovento è un lavoro duro, e lo spazio
del Monaco si colora, più che di geografia, di mitologia. Facciamo
ora i conti con il testo di Pratt e l'Atlante De Agostini. Pratt alla fine ammette
a denti stretti che la Escondida si nasconde a 19 gradi di latitudine sud e 169
gradi di longitudine ovest: quindi dovrebbe essere tra Tonga e le Cook. Un ufficiale
di marina tedesco che per andare alle Tonga naviga verso la Nuova Guinea e dice
(come dice) "tra poco arriveremo all'Escondida" (e ne è lontano 5000 chilometri)
è un sognatore, preso nella rete di Rasputin, che ha confuso i confini dello spazio.
Il fatto è che Rasputin, o Pratt, o entrambi, cercano di confondere anche i confini
del tempo. E'
solo leggendo attentamente che vi accorgerete che Cain e Pandora vengono catturati
da Rasputin il primo novembre 1913 ma tutti arrivano all'Escondida dopo il 4 agosto
1914 (il Monaco li informa che in quella data è scoppiata la guerra) e grosso
modo tra il settembre e l'ultima decade di ottobre, quando entrano in scena gli
inglesi. Tra due pagine di Coleridge e due discussioni con Slütter, è passato
un anno, nel corso del quale il sottomarino si muoveva per vaghe rotte, con indolenza
curiosa, la sete di deriva dei bucanieri del XVII secolo, del vecchio marinaio,
e del capitano Achab. Tutti
i protagonisti della Ballata, compresi gli ufficiali della marina tedesca, viaggiano
nell'arcipelago dell'incertezza, come se percorressero storditi i rami dell'albero
genealogico dei Groovesnore, e non vorrebbero mai arrivare. Non sanno seguire
i pescecani come Tarao (l'unico che va e arriva dove vuole e deve, quasi in linea
retta) e quando sfiorano la Verità Geografica non lo sanno. Eppure è lì, nel nome
di Pandora: c'è un Pandora Basin tra le Figi e le Nuove Ebridi, ai suoi limiti
si dispongono le Yasawa, nelle Yasawa c'è la Blue Lagoon. Pandora è simbolo di
una sapienza cartografica che nessun personaggio della Ballata mostra di possedere.
Rasputin ha letto solo Bougainville, Pratt ha letto solo de Vere Stackpoole, ma,
come al solito, il testo ne sa più di tutti. Tutto
nella Ballata, segue il ritmo delle rotte marine che racconta, anche la psicologia
dei personaggi, che si amano dopo essersi sparati addosso, o si uccidono per amicizia,
e perdono il controllo, e si reinventano, con una discendenza, una cartella clinica,
ad ogni pagina - e non sappiamo chi sia davvero il Monaco (non credo alla ricostruzione
di Slütter, troppo precisa), né che volto abbia, e da dove venga Rasputin, perché
Cain abbia quel nome (forse un riferimento byroniano), e soprattutto pochissimo
sappiamo di Corto, di cui pure i racconti successivi ci diranno tutto, senza neppure
risparmiarne la mamma. E' incerto anche il disegno e Corto non ha i tratti essenziali
e definiti, non dico degli ultimi racconti (dove addirittura ringiovanisce e si
angelica, perdendo i segni di una vita non integerrima), ma neppure della sua
epopea più matura, quando si muove con disinvoltura tra la laguna veneta, il Brasile,
l'Irlanda e le rotte terrestri della Transiberiana. Corto,
oggi inconfondibile, all'epoca della Ballata si cerca ancora: è ignaro della propria
biografia (appare di colpo incatenato in mezzo al mare come il Giuda della Navigatio
Sancti Brandani), incerto della propria psicologia, e del suo volto lui e Pratt
sanno ancor poco, abbozzandolo come fanno di vignetta in vignetta, man mano che
la storia procede, da pochi tratti essenziali ad un infittirsi di rughe interrogative.
Forse dimenticheremo molte storie dove Corto Maltese appare perfetto nella sua
istantaneità geroglifica, ma nella Ballata vive e si fa memorabile a causa della
sua tentativa imperfezione. Proprio per questo la Ballata rimane nella mente dei
suoi primi lettori come un evento, il modello di un nuovo modo di fare letteratura
attraverso il fumetto, e l'Escondida assurge a luogo dell'universo della narratività,
dove Ismaele si confonde con Mandeville, il Pacifico sfuma nella Terra del Prete
Gianni, le carte geografiche contraddicono le parole, che non precisano, ma corrodono
i contorni dello spazio, s'intersecano i paralleli, l'atlante si riduce ad un
portolano dubitoso, e un Monaco quasi medievale potrà inalberare, ingentilito
dagli alisei, un emblema da Consiglio dei Dieci. Ho
sempre sostenuto che i disegnatori si disegnano nei loro protagonisti, o nei deuteragonisti
al massimo, e chi ha visto di persona Al Capp, Feiffer, Schulz o Jacovitti, lo
sa (solo Phil Davis ha disegnato in Mandrake il volto di Lee Falk- o Lee Falk
ha adattato il proprio volto ai suggerimenti di Phil Davis). Di Pratt non lo sospettavo.
Ma un giorno, alla presentazione di non so più quale libro o evento, l'ho incontrato
alla Terrazza Martini di Milano e l'ho presentato a mia figlia, allora molto piccola
ma già lettrice delle sue storie, e lei mi ha sussurrato che Pratt era Corto Maltese.
Che il re sia nudo, lo può dire solo un bambino. Pratt non ha la statura, l'astata
longilineità di Corto, ma guardandolo meglio, di profilo, ho dovuto convenire
che in qualche modo era vero: la linea del naso, il taglio della bocca, non so,
certo Pratt non è il Corto della Ballata, ma diciamo il Corto più magico delle
ultime storie, quelle che allora Pratt non conosceva ancora… Pratt si stava cercando
(fantasticava con la matita chiedendosi come avrebbe voluto essere - ora lo si
sa, si vuole un elfo), e cercandosi inseguiva alcuni sogni errabondi. Così
si fa errabondo un testo. Ed è in questa bruma che affetta spazio e tempo che
nascono i miti, e i personaggi sciamano per altri testi, si installano come nativi
nella nostra memoria come se fossero esistiti da sempre nella memoria dei nostri
padri, giovani come Matusalemme e millenari come Peter Pan, talché ci capita spesso
di incontrarli anche dove non sono raccontati, e addirittura - almeno tanto è
dato ai bambini - nella vita.
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