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© Disney
" II
mondo del disegno animato è lo stesso della nostra
immaginazione, un mondo nel quale le stelle, la luna,
il sole, e tutte le cose viventi obbediscono agli ordini
della nostra fantasia. Noi creiamo un piccolo personaggio
con la nostra immaginazione e se egli non ci obbedisce,
lo cancelliamo con un semplice tratto di gomma. La nostra
ispirazione è fatta di tutto ciò che il
cervello può immaginare e che la mano può
disegnare. Possiamo cogliere tutta l'esperienza umana,
il mondo reale e il mondo dei sogni, il colore, il suono,
la musica e soprattutto il movimento ".
Con queste parole Disney concludeva nel 1948 un suo saggio
di presentazione ad un volume sul disegno animato. Queste
parole rivelano subito il mondo di un artista la cui qualità
fondamentale è quella di credere. Di credere nelle
possibilità della sua arte e nella capacità
di esprimerla.
La produzione di Disney ha così suscitato in tutti
questi anni entusiasmi e critiche. Disney naturalmente
ha sempre continuato per la sua strada e, di anno in anno,
ha visto ingrandirsi i suoi studi, moltiplicarsi i suoi
collaboratori, aumentare i suoi piccoli ammiratori.
Ma se da una parte certa critica trascura di esaminare
l'arte di Disney come un fatto concreto della nostra civiltà,
dall'altra molti si accaniscono nel ritenere buona parte
della produzione di Disney perfettamente inutile se non
addirittura dannosa. I preconcetti sono tanti e la stessa
organizzazione industriale e pubblicitaria del mago di
Burbank è tale che ad un certo punto ha fatto quasi
piazza pulita di amici e nemici e ha creato una critica
autonoma diretta, e realizzata dagli uffici pubblicitari
della produzione di Disney. Il che ha molto giovato alla
produzione cinematografica di Disney, ma non a chiarificare
la portata della personalità di un autore che ormai
il pubblico giudica come il più grande artista
del disegno animato e, a torto o no, considera come l'unico
autore di allegre storielle disegnate.
Al punto che molti disegni animati di produzioni diverse
vengono qualificati come " Topolini " e tanto
basti.
I due grandi momenti dell'attività di Disney è
rappresentata da due cicli fondamentali: dall'inizio fino
al primo lungometraggio e da questa prima produzione enormemente
impegnativa fino ai giorni nostri.
Sappiamo infatti che la questione del metraggio, nella
comica e a maggior ragione nel film a disegno animato,
ha la sua importanza: non è solo una questione
di impegno produttivo, ma una questione che trascina con
sé determinati atteggiamenti artistici, qualche
volta perfino in contrasto con lo stile degli autori.
Parlando del " gag " e della " Slap-stick-comedy
", abbiamo accennato all'evolversi del linguaggio
e dello stile nelle comiche a lungometraggio che solo
apparentemente sono figlie delle brevi farse. Ma la farsa
è opera completa e perfetta e fine a se stessa
come " numero da risata " mentre il lungometraggio
deve assolvere anche la parte puramente narrativa. La
stessa considerazione vale assolutamente anche per il
disegno animato. La struttura di questo tipo di film è
tale da determinare il meccanismo del film a seconda del
metraggio complessivo. Anche Walt Disney ha sentito gli
effetti di questa legge. Una legge certamente dettata
da una ancora più vasta e dura: il cinema è
arte e industria. Il cinema è arte e investimento
di capitali.
Queste sommarie considerazioni ci illustrano brevemente
il fenomeno della più sterminata e unitaria produzione
di disegni animati che la storia del cinema possa ricordare.