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LONE RANGER

Lone Ranger
Lone Ranger King Features Syndicate

"Hi-yo, Silver! away!" è uno dei gridi più famosi che potessero essere citati negli anni '40 dal popolo americano; tanto famoso da essere diventato l'urlo di battaglia dei Marines nel corso di svariate battaglie durante la seconda guerra mondiale. A lanciare questo urlo era un personaggio diventato poco conosciuto in Italia, ma che negli Stati Uniti, sotto svariate forme, diventò una vera e propria icona rappresentante l'eroe che combatte ogni forma di ingiustizia.
Nonostante nel corso degli anni e delle rappresentazioni il suo vero nome sia sempre stato avvolto nel mistero, il personaggio in questione è conosciuto come Lone Ranger, è stato creato da Francis H. Striker e nasce originariamente come protagonista di una serie di trasmissioni radiofoniche andate in onda dal 1934 al 1941, per un totale di 2.956 episodi.
Il personaggio di Lone Ranger ebbe da subito un successo incredibile anche grazie alle qualità impersonificate, che lo resero amabile e che lo identificarono come un eroe mascherato che dedica la propria vita a combattere le ingiustizie. Mascherina sul volto, stella raffigurante il Texas sul petto e spalleggiato dal fido cavallo Silver e da Tonto, l'inseparabile amico nativo americano, Lone Ranger, scampato a un agguato teso dalla banda di Butch Cavendish, comincia a girare il vecchio West alla ricerca di fuorilegge da combattere con la sua pistola dai proiettili d'argento. La serie entrò di prepotenza nelle case degli ascoltatori, trasformando presto il personaggio di Lone Ranger in una icona della cultura americana di quell'epoca. Frasi come "Who was that masked man anyway?" e il modo che Tonto aveva di riferirsi al suo amico, chiamandolo "Ke-mo sah-bee", traducibile con "amico fidato", entrarono nell'immaginario collettivo, insieme alla musica del "Guglielmo Tell Overture", di Gioachino Rossini, che faceva da colonna sonora alla trasmissione.

I fumetti di Lone Ranger
Il personaggio ebbe un successo tale da diventare, nel 1939, un personaggio del fumetto grazie alla matita di Ed Kressy, prima, e Charles Flanders, poi. E' proprio grazie a questa nobile arte che il personaggio di Lone Ranger ottiene la sua consacrazione, anche grazie a qualità, quali coraggio e senso della giustizia, che diventano particolarmente di moda nel corso della seconda guerra mondiale. Il personaggio a fumetti, per l'iconografia del personaggio, le vicissitudini vissute e i fedeli compagni di viaggio, è stato indubbiamente il precursore e l'ispiratore di altri eroi del vecchio West che hanno popolato i fumetti nostrani del dopoguerra, quali "Il Giustiziere del West", "Zagor", "Ken Parker" e "Tex", ma per la mascherina sul volto e il fido compagno è indubbio che la sua rappresentazione sia stata pesantemente influenzata dal personaggio di "Zorro".
Le strisce a fumetti di Lone Ranger furono pubblicate dal settembre del 1938 al dicembre del 1971, distribuite dal King Features Syndicate, e diedero, inoltre, il via alla pubblicazione di 145 comic books che raccoglievano queste strisce, con l'aggiunta saltuaria di qualche contenuto inedito, e di uno spin-off dedicato a Tonto, costituito da 31 uscite. Il successo del personaggio spinse il New York Times Syndicate a lanciare una seconda serie di strisce dedicate al Lone Ranger, che vennero pubblicate fra il 1981 e il 1984, grazie ai testi di Cary Bates e ai disegni di Russ Heath.
Il fumetto fece il suo sbarco anche in Italia, pubblicato dalla Editrice Nerbini, anche se solo per brevi periodi di tempo e più precisamente fra il 1939 e il 1940 e fra il 1948 e il 1949. Le storie comparvero sui giornali "Avventuroso", "Giungla" e "Pisellino" e, nel 1940, in una serie di 11 albi dedicati al personaggio. Rinominato in vari modi, fra cui "il Solitario della Foresta" e "il Re della Prateria", il Lone Ranger in Italia viene soprattutto ricordato come "il Cavaliere Solitario". Il fumetto apparve sporadicamente in Italia anche per il divieto di importare pubblicazioni dagli Stati Uniti durante la seconda guerra mondiale, ma nel 1949 la stampa cessò definitivamente anche a causa dell'avvento di eroi nostrani, come "Tex", che concentrarono l'attenzione dei lettori italiani. Tuttavia anche nel nostro paese "il Cavaliere Solitario" ebbe un discreto successo fra gli appassionati e le sue pubblicazioni, anche per la difficoltà di reperimento, sono considerate oggi materiale raro per i collezionisti, tanto da aver già raggiunto valutazioni considerevoli.
Negli anni successivi si cercò di riportare in vita il personaggio di Lone Ranger con altri progetti fumettistici, ma non tutti ebbero il successo sperato. Tuttavia nel 2006 la Dynamite Entertainment ha pubblicato una miniserie di sei uscite dedicata all'eroe solitario, con ai testi Brett Matthews, collaboratore di Joss Whedon nelle serie televisive "Angel" e "Serenity", e ai disegni Sergio Cariello. L'iniziativa editoriale ha avuto un successo notevole, tanto da convincere l'editore a prolungare la pubblicazione e la Eisner Awards a conferire una nomination come miglior nuova serie del 2007.

Lone Ranger
Lone Ranger Disney / Bruckheimer Films

I film di Lone Ranger
La figura di Lone Ranger ha avuto, nel corso degli anni, numerose trasposizioni televisive e cinematografiche, che hanno reso celebri gli attori che interpretavano i personaggi. A livello televisivo, la serie con maggior successo è stata quella andata in onda fra il 1947 e il 1957 e costituita da otto stagioni, per un totale di 221 episodi. Il telefilm diede celebrità a Jay Silverheels, che impersonava Tonto, e, soprattutto, a Clayton Moore, interprete di Lone Ranger, che anche per gli anni a venire venne spesso identificato come il volto più rappresentativo del ranger solitario.
La trasposizione cinematografica più conosciuta è probabilmente quella che vide la luce nel 1981, dal titolo "The Legend of the Lone Ranger". Il film cercò di dare una visione più moderna del cavaliere solitario, arrivando a modificare le peculiarità di ritrosia e poca loquacità di Tonto, fino a trasformarlo in un personaggio quasi alla pari di Lone Ranger. Tuttavia la pellicola è probabilmente ricordata più per l'insurrezione dei fan alla notizia che la parte principale non fu assegnata all'ormai noto Clayton Moore, soppiantato da Klinton Spilsbury, a cui fu anche impedito, tramite un ingiunzione, di apparire ancora in pubblico nelle vesti del cavaliere solitario. E' notizia recente che sono iniziate le riprese, dopo svariati rinvii, di una nuova trasposizione cinematografica del personaggio, che darà luogo a un film prodotto dalla Walt Disney e diretto da Gore Verbinski. A impersonare il Ranger sarà Armie Hammer, mentre nei panni di Tonto vedremo il poliedrico Johnny Depp.

Lone Ranger
Lone Ranger George W. Trendle, Fran Striker, Filmation

I cartoni animati di Lone Ranger

Tuttavia la trasposizione più significativa di Lone Ranger, se non altro per una maggiore affinità alla tecnica del fumetto, è quella comparsa nella serie animata. Dal settembre 1966 al settembre 1969, per due stagioni da, rispettivamente, 13 e 14 episodi, andò in onda sull'emittente televisiva CBS la serie animata dedicata al cavaliere solitario. Girato con la classica tecnica di animazione bidimensionale la qualità è compatibile con gli anni in cui fu prodotta, ma la serie si contraddistinse per una scelta di colori e un tratto tendenti a una maggiore ricerca di realismo, soprattutto per quanto riguarda esseri umani e animali.
La particolarità di questa serie è legata al fatto che la trama, pur seguendo il canovaccio classico delle trasmissioni radiofoniche e dei fumetti, introduce elementi di fantascienza e di tecnologia anacronistica, ispirandosi a una serie tv, sempre della CBS, intitolata "The Wild Wild West", di stampo chiaramente fantascientifico e che stimolò poi l'omonimo film del 1999, interpretato da Kevin Kline e Will Smith. Analogamente a questa serie, anche il cattivo per eccellenza nei cartoni animati di Lone Ranger è un nano, che trae ispirazione dal Dr. Loveless, scienzato pazzo interpretato da Michael Dunn in "The Wild Wild West". La voce di Lone Ranger fu prestata da Michael Rye, quella di Tonto da Shepard Menken, mentre la voce narrante sui titoli d'apertura apparteneva a Marvin Miller. Analogamente alla serie radiofonica anche la colonna sonora si ispirata al Guglielmo Tell Overture, per l'occasione opportunatamente arrangiata da Vic Schoen.
In versione serie animata Lone Ranger tornò in televisione anche agli inizi degli anni '80, grazie a brevi episodi realizzati per la trasmissione "The Tarzan / Lone Ranger adventure Hour", in cui vennero trasmessi anche puntate di Tarzan e, nella seconda stagione, Zorro. In questa circostanza si cercò di dare alle storie un maggior contenuto storico ed educativo, pur non tralasciando elementi di pura fantascienza.

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Altre risorse

Film The Lone Ranger