Baldios
- Il guerriero dello spazio

Titolo
originale: Uchu Senshi Barudiosu Personaggi: Marin Reigan, Prof.
Reigan, Jonathan Bannister, Theo Gattler, Aphrodia, Jamie Oshino, Oliver Jack,
Raita Ryu Hokuto, Professoressa Era Quinstein, Roy, John, Narratore Autore:
Akiyoshi Sakai Produzione: Ashi Productions, Kokusai Eigasha Regia:
Kazuyuki Hirokawa, Kazuya Miyazaki, Yuzo Yamada, Junji Nishimura
| Nazione:
Giappone Anno: 1980 Trasmesso in italia: 1982
Genere: Anime
/ Fantascienza
/ Robot
Episodi: 34 Durata: 24 minuti Età
consigliata: Ragazzi dai 6 ai 12 anni |
Il
cartone animato Baldios (titolo originale Uchu senshi Baldios) è stato
prodotto dalla Ashi Productions e Kokusai Eigasha nel 1980 per un totale di 39
episodi, ma in Italia ne sono stati trasmessi solo 31 nel 1982, sulle varie emittenti
locali.
La storia
ha inizio nel pianeta S-1, lontano migliaia di anni luce
dal centro della galassia. A causa dell'inquinamento radioattivo,
i militari hanno reso invivibile il loro pianeta, pertanto
la popolazione è stata costretta a vivere nel sottosuolo.
Gli scienziati cercano in tutti i modi di risolvere il problema,
progettando un sistema che purifichi la loro atmosfera,
ma il tiranno Theo Gattler, decide di intraprendere un viaggio
alla ricerca di altri mondi da conquistare per trasferire
la loro popolazione.

L'astronave
di Gattler è in grado di percorrere distanze di migliaia di anni luce con balzi
iperspaziali, che gli consentono di attraversare la quarta dimensione e al suo
interno può contenere un notevole esercito di soldati. Gattler elimina
gli scienziati che si oppongono al suo piano e fra questi c'è il professor
Reigan. Questi prima di essere ucciso da Milan, farà fuggire suo figlio
Marin a bordo dell'astronave Pulser Burn, allo scopo di sventare i piani di Gattler.
Prima della partenza, Marin riesce a vendicare la morte di suo padre, uccidendo
Milan. A causa di un guasto, il Pulser Burn subisce una distorsione temporale
e arriva sulla luna, proprio quando le armate di S-1 comandate da Aphrodia, la
sorella di Milan, iniziano a colpire i terrestri con le loro potenti armi. Viene
salvato dagli abitanti della base lunare, che inizialmente lo tengono prigioniero
credendolo una spia e lo portato sulla terra alla base Blue Fixer. Qui farà
conoscenza con il comandante Bannister e con la scienziata Era Queenstain, che
preparano delle truppe speciali per la difesa della terra.

L'alieno
Marin farà anche la conoscenza con i piloti della
squadra dove troviamo Oliver Jack, il biondo pilota americano
del Baldy Prize, Raita Hokuto il robusto pilota del Cater
Ranger e in particolare Jamie Hoshino, l'unica (insieme
alla professoressa Queenstain) che comprenderà la
lealtà di Marin, malgrado le iniziali diffidenze
e i sospetti di Oliver e Raita. A capo della base Blue Fixer
c'è la Federazione Mondiale, presieduta da Morgan
che però non vede di buon occhio le iniziative autonome
di Bannister e compagni. Dopo vari attacchi, la base Blue
Fixer si rende conto della schiacciante superiorità
tecnologica degli alieni, pertanto la professoressa Queenstain
decide di utilizzare parte del Pulser Burn, per potenziarlo
con il Baldy Prize e il Cater Ranger.
 Questa
unione darà origine ad un gigantesco robot in grado di volare nell'iperspazio
e far fronte alle potenti armate nemiche: il suo nome sarà Baldios e varrà
pilotato da Marin, al quale verrà concessa la fiducia, proprio quando dovrà
salvare la vita a Oliver e Raita. Grazie a quell'episodio, Oliver e Raita capiscono
le vere intenzioni di Marin che ottiene la loro stima e così il team può
iniziare una serie e affiatata collaborazione. Quando la fredda e determinata
comandante Aphrodia viene a conoscenza dell'arrivo di Marin, ha un motivo in più
per cercare di distruggere Baldios, in quanto deve vendicare la morte di suo fratello
Milan. In realtà Aphrodia è una vittima di Gattler, in quanto è
stato lui il mandante dell'omicidio dei suoi genitori, perchè ostacolavano
la sua ascesa politica. Allevata sin da bambina, insieme a suo fratello Milan
è diventata succube di Gattler, il quale le ha affidato il compito di comandante
supremo dell'esercito Aldebaran.

Oltre
a le potenti navette in grado di viaggiare nel subspazio,
l'esercito di Aldebaran farà uso di potenti robot
come il Bigoss, il Megazorzer e il Mozer. Questi avranno
pane per i loro denti quando di dovranno confrontare con
Baldios, che combatte utilizzando una potente spada che
estrae dalla cintura, dei cannoni laser collocati sulle
spalle e il Thunder Flash, un potente raggio che fuoriesce
dalla piastra collocata nel petto. Inoltre è dotato
un raggio che parte dalle corna e di una pesante mazza,
che fa roteare per imprimergli maggiore potenza. Il finale
a sorpresa è bellissimo e molto attuale, per quanto
riguarda le tematiche ambientaliste... se qualcuno ha visto
"Il pianeta delle scimmie", potrà intuirlo.
Recensione
di Baldios - Il Guerriero dello Spazio
Giugno
1980. Il Giappone dell'animazione robotica si trova in un
punto di non ritorno. A meno di dodici mesi dalla trasmissione
di Mobile Suit Gundam, che ha appena iniziato a seminare i
germi della rivoluzione "Real Robot", la Ashi Productions
lancia sulle frequenze televisive Uchu Senshi Barudiosu
quello che noi conosceremo come Baldios - Il guerriero dello
spazio. La serie si colloca in una terra di nessuno concettuale:
troppo tardi per essere un puro Super Robot alla Go Nagai,
troppo presto per abbracciare completamente il cinismo politico-militare
di Tomino. Eppure, proprio questa posizione liminare fa di
Baldios un caso di studio fondamentale per comprendere la
transizione epocale del genere mecha.
Il progetto
nasce dalle ceneri di Akukan Senshi Big Burn (Il Guerriero
Subspaziale Big Burn), un soggetto originale della Ashi
Pro che presentava già tutti gli elementi strutturali
della serie definitiva: il protagonista alieno rifugiato
sulla Terra, la squadra di supporto multiruolo, il robot
componibile da tre velivoli distinti. La metamorfosi in
Baldios porta con sé una consapevolezza nuova: il
regista Kazuyuki Hirokawa dichiara esplicitamente che l'ispirazione
primaria dell'opera è Il pianeta delle scimmie, capolavoro
di fantascienza distopica dove il tempo si ripiega su se
stesso in una tragedia predeterminata. Questa dichiarazione
d'intenti è fondamentale: Baldios non sarà
una celebrazione della vittoria tecnologica dell'uomo sul
nemico, ma un requiem per l'inevitabilità della catastrofe.
Dal
punto di vista del design meccanico, Baldios eredita visivamente
da Zambot 3, Daitarn 3 e Daikengo quest'ultimo creato
dallo stesso sceneggiatore Akiyoshi Sakai ma introduce
un elemento rivoluzionario: il concetto di propulsione subspaziale
basata sull'Aldetite, una sostanza transdimensionale che
permette al robot di esistere simultaneamente in più
dimensioni. Non è un vezzo narrativo: è la
metafora tecnologica del paradosso temporale al centro della
trama. Il Pulser Burn di Marin, costruito sul pianeta S-1
dal professor Reigan, è l'unico veicolo terrestre
capace di interfacciarsi con questa tecnologia aliena, rendendo
il protagonista letteralmente insostituibile. Dove Mazinga
Z poteva essere pilotato da chiunque avesse il coraggio
di salire a bordo, Baldios è un sistema simbiotico
che funziona solo con Marin ai comandi un passo decisivo
verso la concezione moderna del mecha come estensione organica
del pilota.
La serie
debutta in un palinsesto ostile: si scontra frontalmente
con la seconda serie di Lupin III prima e con Rocky Joe
2 poi, titoli di consolidata tradizione popolare. Gli ascolti
ne risentono immediatamente. La produzione, sostenuta dallo
sponsor Popy (divisione giocattoli della Bandai), subisce
il colpo fatale quando lo sponsor stesso precipita in crisi
finanziaria. Non è un problema di qualità
o di merchandising invenduto lo stesso produttore
Toshihiko Sato chiarirà anni dopo che "il giocattolo
di Baldios veniva venduto" ma di collasso economico
della filiera produttiva. La serie viene brutalmente interrotta
dopo 34 episodi sui 39 previsti, lasciando incompiuti cinque
capitoli finali di cui esistono ancora sceneggiature e storyboard
completi.
Specifiche
Tecniche e Visione Artistica: Il Mecha-Design
L'architettura
meccanica di Baldios rappresenta un punto di convergenza
tra l'estetica Super Robot degli anni '70 e le esigenze
narrative di una guerra interplanetare asimmetrica. Il mecha-design
è opera congiunta di Gen Sato e Hajime Kamegaki,
che costruiscono un sistema modulare tripartito con una
logica funzionale precisa: ogni componente mantiene piena
operatività anche in configurazione separata, a differenza
dei combiners classici dove i veicoli sono progettati ab
origine per l'assemblaggio.
Il Pulser
Burn, navicella aliena di 50 metri pilotata da Marin
Reigan, costituisce il torso e la testa del robot completo.
Alimentato da un Deuterium Nuclear Reactor scelta
tecnologica che richiama la fisica nucleare reale anziché
le fantasiose "energie fotoniche" del genere
sviluppa una velocità massima di Mach 20 in atmosfera.
La caratteristica distintiva è il sistema di propulsione
subspaziale: tre motori dedicati permettono l'ingresso temporaneo
(massimo cinque minuti) in un universo transdimensionale
dove le leggi fisiche ordinarie non si applicano. Questo
non è solo un espediente narrativo per il teletrasporto;
è la soluzione tattica che rende Baldios competitivo
contro un nemico numericamente superiore. La capacità
di materializzarsi alle spalle del bersaglio, colpire con
il Pulsaber (spada laser trimodale: lama, lancia, giavellotto)
e smaterializzarsi prima della risposta nemica trasforma
ogni combattimento in un'operazione di guerriglia ad alta
intensità.
Il Baldi
Prize (o Baldy Prize), lungo 40 metri per 250 tonnellate,
forma la gamba destra del Baldios. Progettato dalla dottoressa
Era Queenstein una delle rare figure femminili di
alto livello scientifico nel panorama mecha degli anni '80
privilegia manovrabilità e versatilità.
La cabina di pilotaggio sovradimensionata, capace di ospitare
l'intera squadra Blue Fixer, tradisce l'intenzione originale:
doveva essere un centro di comando mobile, non un componente
robotico. Questa ridefinizione funzionale è tipica
della fase di transizione Super/Real Robot: i mezzi vengono
concepiti con logiche militari realistiche, poi forzati
dentro lo schema combinatorio per rispettare le convenzioni
del genere. Armato di missili e cannoni laser, raggiunge
Mach 18 in aria e 180 nodi in acqua specifiche che
lo rendono un veicolo anfibi-multirolo piuttosto che un
semplice "piede gigante".
Il Cutter
Ranger (40 metri, 250 tonnellate), gamba sinistra del
sistema, rappresenta l'antitesi filosofica del Baldi Prize:
sacrifica agilità per robustezza e affidabilità.
Il nome stesso è un portmanteau di "caterpillar"
(cingolato) e "ranger", indicando la vocazione
terrestre del mezzo. L'asimmetria strutturale necessaria
per l'incastro con il Pulser Burn lo rende grottesco
in configurazione separata, ma devastante sul terreno: 250
km/h su cingoli, pilotaggio tramite leve laterali anziché
cloche tradizionale (un dettaglio di autenticità
tecnica rarissimo nell'animazione dell'epoca). Pilotato
da Raita Hokuto, il più rude e impulsivo del team,
il Cutter Ranger incarna la brutalità necessaria
alla guerra di logoramento.
Una
volta assemblato, Baldios raggiunge i 100 metri di altezza
per 900 tonnellate di massa. L'armamento primario
comprende:
- Akukan
Beam (Raggio Subspaziale): canalone a lungo raggio che
convoglia energia direttamente dal subspazio attraverso
un cristallo installato sul diadema. Consumo energetico
elevatissimo, utilizzo limitato per non prosciugare le riserve
del reattore. Nel romanzo ufficiale Cobalt Bunkoban viene
specificato che ogni colpo riduce del 15% l'autonomia operativa
totale.
- Shoulder
Cannon: coppia di cannoni pop-up integrati nelle spalle,
capaci di fuoco missilistico o a energia diretta. Il posizionamento
alto migliora la gittata ma penalizza stabilità e
mobilità un trade-off tattico che la serie
mostra esplicitamente negli episodi di combattimento prolungato.
-
Pulsaber: arma da mischia principale, fuoriuscita dall'emblema
pettorale. La tripla configurazione (spada/lancia/giavellotto)
viene sfruttata tatticamente: la modalità lancia
per la carica frontale (episodio 19), quella giavellotto
per attacchi a distanza media (episodi 19, 25), quella boomerang
per colpire bersagli in fuga (episodio 15). È l'arma
che definisce visivamente Baldios: nessun raggio multicolore
eccessivo, solo acciaio affilato e plasma contenuto.
- Thunder
Flash: scarica al plasma bianco sparata dall'emblema
pettorale. Potenza superiore all'Akukan Beam ma consumo
energetico ancora più critico. Viene usata solo in
situazioni disperate, quando la sopravvivenza immediata
prevale sulla gestione delle risorse.
L'arsenale
comprende inoltre Baldi Cluster (mazza ferrata con
catena, raramente usata), Baldi Cutter (lame sugli stinchi,
lancio ad alta velocità), Baldi Missile (batterie
laterali alle gambe) e il leggendario Baldi Rose
l'attacco finale mai visto nella serie TV, previsto per
l'episodio 38. Il Rose trasforma l'intero robot in una sfera
di energia pura che attraversa il nemico disintegrandolo,
per poi forzare la separazione d'emergenza delle tre unità.
Il nome deriva dalle scie luminose che ricordano petali
di rosa nel vento un'immagine di bellezza effimera
per descrivere un'arma autodistruttiva.
La coerenza
del world-building si manifesta nei dettagli: la Blue Fixer
Base, colossale portaerei spaziale con Deuterium Nuclear
Engine derivato dalla tecnologia del Pulser Burn, può
operare su terra (cingoli), mare (superficie e immersione)
e atmosfera. Ospita 106 persone, hangar sotterranei con
aperture di lancio sul ventre della struttura, laboratori
scientifici completi. Non è uno sfondo statico: è
un personaggio meccanico a pieno titolo, che si sacrificherà
nell'assalto finale contro la fortezza Argor (episodio 37
mai realizzato) permettendo al Baldios di materializzarsi
all'interno del nemico.
Sul
fronte avversario, la Spirit Gattler (nome completo: Argor/Spirit
Gattler II nelle fasi finali) è una città-fortezza
subspaziale che staziona permanentemente fuori dalla dimensione
terrestre, visibile solo come distorsione colorata nello
spazio. Contiene milioni di civili ibernati, fabbriche di
armamenti, hangar per i minidischi volanti (caccia monoposto
bianchi traslucidi, armati di laser rossi gemelli) e le
navi ammiragli come quella personale di Rosa Aphrodia (171
metri, equipaggio di 22, 200 tonnellate). Il design asimmetrico
della Argor metà città, metà
astronave riflette la disperazione esistenziale di
S-1: non è un'arma, è un arca della dannazione.
I
personaggi di Baldios
Il
Profilo del Pilota: Tra Eroismo e Trauma
Marin
Reigan non è un "ragazzo scelto dal destino"
nel senso mistico classico. È un sopravvissuto traumatizzato
che diventa pilota per necessità tattica, non per
vocazione eroica. A 21 anni (diplomato all'accademia imperiale
di S-1), assiste all'omicidio del padre il professor
Reigan, scienziato capo della ricerca ambientale
per mano di Miran, fratello minore di Aphrodia. Durante
la colluttazione uccide Miran in autodifesa, innescando
la vendetta ossessiva di Aphrodia che strutturerà
l'intera serie. Fugge sul Pulser Burn e viene risucchiato
nella distorsione spazio-temporale generata dal balzo iperspaziale
della flotta Aldebaran, precipitando sulla Luna terrestre
nell'anno 2100.
I terrestri
lo accolgono imprigionandolo in una cella con sbarre metalliche.
Il comandante Jonathan Bannister ordina immediatamente di
sottoporlo all'analizzatore encefalico, macchina della verità
capace di causare danni cerebrali permanenti. Questo contrasto
brutale con l'accoglienza idilliaca ricevuta da Duke Fleed
(Actarus) in Grendizer adottato affettuosamente dal
professor Umon marca la distanza filosofica tra il
Super Robot classico e Baldios. Marin non viene "salvato":
viene catturato, interrogato, strumentalizzato. Diventa
pilota del Baldios solo perché è l'unico in
grado di interfacciarsi con la tecnologia aliena del Pulser
Burn. Il tentativo di addestrare un sostituto, il pilota
David Wayne (episodio 28), fallisce clamorosamente: l'unità
richiede una comprensione intuitiva della fisica subspaziale
che nessun terrestre possiede.
Il trauma
di Marin si manifesta nel legame con il mare. Il nome stesso
"Marin" è un riferimento
diretto all'acqua (umi in giapponese), elemento che sulla
Terra del 2100 è ancora azzurro e vitale, mentre
su S-1 è contaminato e morto. Nel primo episodio,
dalla cella, Marin fissa l'oceano con sguardo alienato:
è la visione di ciò che S-1 ha perduto e che
la Terra è destinata a perdere. Questa consapevolezza
ecologica lo separa dai compagni: non combatte per "salvare
la Terra", combatte per ritardare l'inevitabile. È
un pilota nichilista.
Il rapporto
con Aphrodia complica ulteriormente il profilo psicologico.
La comandante suprema dell'esercito Aldebaran è la
donna che ha ordinato l'uccisione dei genitori di Marin
(eseguita da Gattler quando lei e Miran erano bambini),
che l'ha poi adottata plagiandola psicologicamente e
come suggerisce una sequenza allegorica nella sigla di chiusura
e nel film violentata per sigillarla come sua succube.
Aphrodia ha "rinunciato a essere donna" per indossare
l'uniforme, trasformandosi in un'estensione della volontà
di Gattler. Eppure, episodio dopo episodio, sviluppa sentimenti
per Marin l'uomo che ha ucciso suo fratello, l'unico
che la tratta come essere umano anziché come strumento
militare. Questo triangolo tossico (Marin-Aphrodia-Gattler)
è il motore emotivo della serie: non la guerra tra
pianeti, ma lo scontro tra tre anime distrutte che proiettano
sul conflitto cosmico i propri traumi irrisolti.
L'Equipaggio
e la Nave Madre
I Blue
Fixer non sono una "famiglia surrogata" consolatoria.
Sono una squadra militare disfunzionale tenuta insieme dalla
necessità operativa.
Raita
Hokuto, pilota del Cutter Ranger, è l'unico sopravvissuto
della colonia lunare "Little Japan" (fondata nel
2030, abbandonata nel 2050). Collerico, impulsivo, diffida
visceralmente di Marin per la sua origine aliena. Ci vorranno
15 episodi perché accetti la sincerità del
compagno un arco temporale inusuale per gli standard
del genere, dove l'integrazione dell'eroe avviene di solito
in 2-3 puntate. Il suo destino nelle sceneggiature originali
(episodio 38, "Raita, salva il domani!!") è
un'azione kamikaze: dopo aver disinnescato manualmente una
testata nucleare mentre la Spirit Gattler II lo attacca,
distrugge la fortezza nemica usando il Baldi Rose, rimanendo
intrappolato nell'esplosione del Cutter Ranger. Le sue ultime
parole "Mi dispiace, ma credo che mi prenderò
un po' di riposo" sono una sottovalutazione
tragica giapponese del proprio sacrificio.
Oliver
Jack, pilota del Baldi Prize, proviene da un'infanzia
di indigenza estrema negli Stati Uniti: accattonaggio, furti
per mantenere la sorellina Emily. La fotografia di famiglia
conservata mostra anche un fratello minore di cui ha perso
le tracce un dettaglio non sviluppato che suggerisce
una famiglia disgregata dalla povertà. Custodisce
una foto di Jamie nascosta nella Bibbia personale: è
segretamente innamorato di lei, ma la ragazza ama Marin.
Questo triangolo secondario (Oliver-Jamie-Marin) replica
in tono minore la dinamica distruttiva tra i protagonisti.
Oliver accetta Marin rapidamente perché riconosce
in lui un altro outsider sfruttato dal sistema.
Jamie
Hoshino è figlia illegittima di una studentessa
di restauro giapponese e di Bard, erede al trono del microstato
nordafricano di Lenia. Nata in Italia (zona di confine italo-svizzera),
porta il cognome materno perché il padre fu costretto
a tornare in patria dopo l'assassinio del padre, assumendo
il trono in un paese dilaniato dal terrorismo. È
l'unica donna in squadra operativa un'anomalia per
il 1980 e viene costantemente infantilizzata dai
compagni nonostante dimostri competenza tattica superiore.
Non pilota un mezzo proprio: gestisce dati e comunicazioni,
ruolo "femminile" stereotipato che la serie non
riesce a superare completamente. Il suo amore non corrisposto
per Marin (che ama Aphrodia, che ama/odia Marin) la intrappola
in un limbo emotivo mai risolto. Nelle sceneggiature degli
episodi perduti, Oliver finalmente le dichiara amore (episodio
37), e Jamie, ancora ferita dal rifiuto di Marin, accetta
non per passione, ma per esaurimento emotivo.
Era
Queenstein, vice-comandante e responsabile scientifica,
è il personaggio più tridimensionale della
serie. Tedesca, esperta di fisica, astronomia, biologia,
ha rinunciato alla vita personale per la carriera
esattamente come Aphrodia ha rinunciato alla femminilità
per il grado militare. L'episodio 28 ("Incontro con
la morte") la mostra con i capelli sciolti per l'unica
volta, durante una doccia, mentre il suo ex-studente David
Wayne le confessa amore. È l'unico momento in cui
la corazza di fredda razionalità cede: Queenstein
è una donna ferita che ha scelto la scienza come
rifugio dal dolore. È lei a comprendere per prima
il paradosso temporale: "S-1 non è un altro
pianeta. È la Terra del futuro. Marin e Gattler non
hanno viaggiato nello spazio, ma nel tempo." Questa
rivelazione (episodio 31, mai trasmesso in Giappone) trasforma
retrospettivamente l'intera serie in una tragedia greca:
ogni azione dei protagonisti non fa che avvicinare la Terra
al destino di S-1.
Jonathan
Bannister, comandante della Base, incarna il militare
"tutto d'un pezzo" che non esita ad assegnare
"sonori ceffoni" ai subordinati indisciplinati
(episodio 11, "Legge senza pietà")
tradizione collaudata da Grande Mazinga e Gundam. Ha moglie
e figlio in Giappone che non vede da anni. Il rapporto con
la Federazione Mondiale è teso: i superiori lo considerano
troppo indipendente, lui considera i superiori ottusi e
burocratici. Quando il capitano Arman arriva per giudicarne
la condotta (episodio 12), Bannister reagisce con ostilità
che sfiora l'insubordinazione. Non è un padre affettuoso
per la squadra: è un comandante pragmatico che usa
gli strumenti a disposizione, Marin incluso, per ritardare
la catastrofe. Il suo sacrificio finale (episodio 37, sceneggiato
ma mai animato) è un attacco suicida contro la Argor
per permettere al Baldios di materializzarsi all'interno
morte tattica senza retorica eroica.
La
Nemesi Meccanica
Theo
Gattler non è un cattivo megalomane classico.
È un pragmatico spietato che ha capito, prima di
tutti, che S-1 non ha futuro. Ha commissionato l'assassinio
dell'imperatore Triminias III (eseguito da Aphrodia), si
è autoproclamato dittatore, ha accusato gli scienziati
di cospirazione facendoli giustiziare. Ha caricato 100 milioni
di civili sulla Argor e compiuto il balzo iperspaziale per
cercare un nuovo pianeta. Non è follia: è
calcolo freddo. Quando scopre che la Terra è S-1
del passato, non si dispera continua imperterrito,
perché "il destino non può essere cambiato".
Questa accettazione fatalista lo rende terrificante: non
combatte per vincere, combatte perché è l'unica
cosa che sa fare.
Il suo
rapporto con Aphrodia è quello di un creatore con
la propria creatura. L'ha plagiata, violentata (simbolicamente
e forse letteralmente), trasformata in soldato perfetto.
La nomina comandante supremo non per fiducia, ma perché
gli altri ufficiali complottano costantemente contro di
lui: Aphrodia è l'unica fedele fino alla morte. Quando
i colleghi maschi la denigrano ("la guerra va male
perché è solo una donna"), Gattler li
ignora non per progressismo, ma perché Aphrodia
è funzionale. Nel momento in cui cessa di esserlo
(episodi 35-36, mai animati), la destituisce senza esitazione.
Alla fine ammette: "Dopotutto, Aphrodia è solo
una donna." Non è pentimento: è pragmatismo
che conferma la propria scelta come corretta fino a prova
contraria.
Il design
della Spirit Gattler riflette questa filosofia: non
è un'arma bellica pura, è una città-fortezza
che contiene la speranza (i civili ibernati) e la dannazione
(le armi nucleari). Quando Gattler, nell'episodio 38 (sceneggiato),
preme accidentalmente i comandi durante la battaglia finale,
causando la detonazione delle testate sulla Terra, la sua
reazione non è orrore ma comprensione: "Sono
stato io." Non chiede perdono. Riconosce la causalità.
Fugge con i 10.000 soldati ibernati rimasti, lasciando Marin
sulla Terra contaminata, perché il ciclo deve chiudersi:
tra 1000 anni, quella Terra diventerà S-1, e tutto
ricomincerà.
I
minidischi volanti (caccia bianchi traslucidi) e le
navi ammiragli non hanno personalità: sono strumenti.
Il vero nemico meccanico è la filosofia che li muove
l'idea che la sopravvivenza giustifichi qualsiasi
atrocità. Quando Aphrodia ordina lo scioglimento
delle calotte polari (episodi 29-30), sommerge miliardi
di persone per "accelerare la trasformazione della
Terra in S-1". Non è sadismo: è logica
militare portata all'estremo. La Terra deve diventare identica
a S-1 per dimostrare che sono lo stesso pianeta, giustificando
retrospettivamente l'invasione come "ritorno a casa".
È una razionalizzazione mostruosa che la serie non
condanna mai esplicitamente: la presenta come conseguenza
inevitabile del pensiero militarista.
Animazione
e Cinematica delle Battaglie
Baldios
tradisce brutalmente una delle convenzioni più sacre
del genere mecha: il combattimento coreografato. Nei 34
episodi prodotti compaiono solo 15 "mostri della settimana"
meno della metà della norma per una serie
di quel periodo. I duelli durano secondi. Dopo la trasformazione,
il nemico viene abbattuto immediatamente, spesso senza urlare
il nome delle armi, senza colpo finale spettacolare, senza
musica trionfale. Al loro posto: una melodia tristissima
e ripetitiva che accompagna la "macelleria" (termine
usato esplicitamente nelle analisi critiche giapponesi).
Non c'è senso di soddisfazione. C'è solo l'eliminazione
meccanica di un bersaglio.
Questa
scelta registica attribuibile a Kazuyuki Hirokawa
e al team di Kazuya Miyazaki, Yuzo Yamada, Junji Nishimura
riflette l'influenza di Gundam sul concetto di guerra
animata: non più spettacolo, ma operazione militare.
Il peso del Baldios (900 tonnellate) si sente nei movimenti:
nessuna acrobazia impossibile, nessun salto da 500 metri.
Le articolazioni si muovono con inerzia visibile. Quando
il robot atterra dopo un balzo subspaziale, il terreno si
crepa sotto l'impatto dettaglio rarissimo nell'animazione
dell'epoca, dove i mecha fluttuano come se fossero privi
di massa.
La regia
delle battaglie privilegia inquadrature ravvicinate e tagli
rapidi. Pochi piani larghi che mostrino il campo di battaglia
completo: la guerra è frammentazione, caos percettivo.
Il Baldios si materializza alle spalle del nemico (usando
il subspazio), colpisce con il Pulsaber in un singolo affondo,
si smaterializza prima della risposta. È guerriglia,
non duello cavalleresco. Gli avversari non hanno tempo di
reagire: sono semplicemente eliminati. Questa asimmetria
tattica resa possibile dalla tecnologia subspaziale
è coerente con la narrazione: i terrestri
sono numericamente inferiori e tecnologicamente inferiori
(tranne per il Pulser Burn rubato). Devono combattere sporco
per sopravvivere.
Il comparto
tecnico dell'animazione è altalenante. Le scene di
combattimento mostrano riciclo pesante di celle d'animazione:
la sequenza di trasformazione "Baldios Charge Up"
viene ripetuta identica in ogni episodio. Il budget limitato
e la produzione accelerata (39 episodi previsti in meno
di 12 mesi) si traducono in frame statici tenuti su schermo
per secondi, bocche che si muovono fuori sincrono, sfondi
sfocati. Ma la direzione artistica compensa con scelte visive
crude: i cieli di S-1 sono tinti di rosso perenne dalle
radiazioni, la Terra post-inondazione diventa identica (cieli
rossi, mare contaminato), chiudendo visivamente il loop
temporale. La palette cromatica passa gradualmente dall'azzurro
(Terra incontaminata, primi episodi) al rosso-marrone (Terra
distrutta, episodi finali), marcando la trasformazione senza
bisogno di dialoghi esplicativi.
La colonna
sonora di Kentaro Haneda è anch'essa atipica. Nessun
tema eroico martellante. Il brano portante, Tate Baldios
("Alzati, Baldios"), è un canto funebre
orchestrale che suona più come requiem che come inno
alla vittoria. Le sigle giapponesi Ashita ni Ikiro
Baldios (apertura) e Marin ~ Inochi no Tabi (chiusura),
entrambe cantate da Koichi Ise hanno testi esplicitamente
pessimisti. L'opening parla di "vento gentile che diventa
il blu del cielo" e "onde violente che diventano
il blu del mare", ma chiude con l'imperativo "Salva
il domani, Baldios!" non "Vinci",
ma "Salva", termine che implica pericolo imminente.
L'ending è ancora più esplicito: "Il
sole si oscura, un altro sogno muore... Attraversando il
deserto dell'odio, cercando l'oasi dell'amore... Ridendo
vai, Marin, perché sei un uomo." Il ridere qui
è stoicismo tragico giapponese (gaman), non gioia.
In Italia,
la sigla creata da Andrea Lo Vecchio, Francesco Delfino,
Giuseppe Damele e Miriam Casali cantata dal "Coro
di Baldios" (Luca Maccoppi, Gabriele Carabotto, Riccardo
Varese) sostituisce completamente il testo originale
con uno generico-eroico: "Per noi che siamo giovani
e crediamo negli eroi / per chi ama l'avventura e sogna
che non finisca mai..." È l'opposto filosofico
della versione giapponese: trasforma una tragedia ecologista
in un'avventura ottimista. La base musicale è identica
a quella di Bright, lato B del singolo di Gundam
un'appropriazione tecnica che collega inconsapevolmente
le due serie rivoluzionarie.
L'Impatto
in Italia: Dalle TV Locali al Culto dei Collezionisti
Baldios
arriva in Italia nell'autunno 1981,
importato dalla VID (Video International Distributors) che
acquista i primi 32 episodi incluso il 31°, saltato
in Giappone. La prima trasmissione avviene probabilmente
sul contenitore Bim Bum Bam, all'epoca in onda sulle emittenti
di proprietà dell'editore Rusconi. Seguono repliche
su circuiti locali sparsi e su Telecapodistria (emittente
slovena ricevibile nel Nord-Est italiano). La frammentazione
distributiva tipica dell'era pre-Fininvest
impedisce al titolo di raggiungere massa critica: diventa
un "robottone di nicchia" visto da pochi, ricordato
da ancora meno.
Il doppiaggio
storico (studio MICKY, direzione Dino De Luca, adattamento
Claudio Razzi) è di qualità altalenante ma
emotivamente carico. Stefano Onofri (Marin, episodi 1-32)
gli conferisce un tono malinconico che preserva parte del
nichilismo originale. Stefania Giacarelli (Aphrodia) rende
la complessità del personaggio con interpretazione
stratificata: glaciale in pubblico, vulnerabile nei rari
momenti privati. Riccardo Garrone (Gattler, episodi 1-32)
imprime al dittatore una freddezza carismatica che ricorda
il suo stesso Darth Vader in Guerre Stellari.
di Gianluigi
P.
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