La Spada nella Roccia (1963)

La Spada nella Roccia (1963)

Analisi storica, tecnica e culturale del 18° Classico Disney — dall’acquisizione dei diritti nel 1939 all’eredità italiana di Roberto De Leonardis


Introduzione: Il Canto del Cigno di un’Era

C’è un momento preciso in cui la storia dell’animazione mondiale si chiude su sé stessa come un libro prezioso e irripetibile. Quel momento porta la data del 25 dicembre 1963, quando nelle sale americane debuttò La spada nella roccia (The Sword in the Stone), il 18° Classico Disney. Ciò che il pubblico non poteva sapere, quella notte di Natale, era che stava assistendo a qualcosa di unico e irripetibile: l’ultimo film d’animazione prodotto interamente sotto la supervisione diretta di Walt Disney, l’uomo che aveva trasformato il disegno animato in una delle forme d’arte più potenti del Novecento.

Walt Disney morì il 15 dicembre 1966, tre anni dopo l’uscita del film. Ma già dalla metà degli anni Sessanta, la sua salute cominciava a declinare e il suo ruolo creativo si faceva meno incisivo. La spada nella roccia rappresenta dunque il confine preciso tra due epoche: da un lato, l’era dorata della Disney classica, nutrita dalla visione personale e quasi tirannica del suo fondatore; dall’altro, quella stagione crepuscolare e poi rinascimentale che avrebbe condotto, attraverso decenni di ricerca, fino al Rinascimento Disney degli anni Novanta.

Eppure, paradossalmente, questo “testamento artistico” è per lungo tempo rimasto nell’ombra, considerato un’opera minore rispetto ai grandi capolavori precedenti. La critica anglosassone dell’epoca lo liquidò come troppo umoristico e narrativamente debole. Solo il pubblico italiano, con il suo innato senso per i personaggi caratteristi e la sua tradizione di doppiaggio come arte autonoma, capì immediatamente di avere tra le mani qualcosa di straordinario. A sessant’anni dalla sua uscita, è giunto il momento di restituire a La spada nella roccia la centralità critica che merita.


1. Genesi e Sviluppo: Un’Attesa di Vent’anni

L’acquisizione dei diritti e il romanzo di T.H. White

La storia della Spada nella roccia come progetto cinematografico inizia nel 1939, quando Walt Disney acquistò per la prima volta i diritti del romanzo omonimo dello scrittore britannico T.H. White. Il libro, pubblicato per la prima volta nel 1938, era già un caso letterario: White aveva preso la Materia di Bretagna — quell’immenso corpus medievale di leggende arturiane, da Geoffrey di Monmouth a Thomas Malory — e l’aveva riletta attraverso il filtro dell’umorismo inglese e della filosofia educativa moderna.

Il romanzo di White non racconta la storia di Artù come re guerriero e conquistatore, ma come bambino. Il protagonista, soprannominato “Wart” (letteralmente “verruca”, tradotto nell’edizione italiana con l’efficacissimo “Semola”), è un ragazzino orfano che apprende la vita grazie alle trasformazioni magiche impostegli dal bizzarro Mago Merlino. Le lezioni non riguardano la spada o lo scudo, ma la fisica dei pesci, la gravità degli scoiattoli, la libertà degli uccelli. White costruiva, in sostanza, un romanzo di formazione mascherato da leggenda medievale, una Bildung animale e filosofica in un’Inghilterra del VI secolo immaginata con ironia moderna.

Per Disney, la fonte era irresistibile: narrazione avventurosa, personaggi comici, trasformazioni magiche, e una struttura episodica perfettamente adattabile all’animazione. Eppure, i diritti dormirono nei cassetti degli studi per quasi vent’anni.

Due decenni di sviluppo: perché così a lungo?

Le ragioni del lungo letargo produttivo sono molteplici e rivelano molto della complessità creativa e gestionale della Disney durante quella fase storica.

In primo luogo, nei decenni Quaranta e Cinquanta lo studio era impegnato in produzioni ben più urgenti e remunerative. La Seconda Guerra Mondiale aveva dirottato le risorse verso i cortometraggi di propaganda; il dopoguerra aveva visto fiorire i film “package” come I tre Caballeros (1944) e Le avventure di Ichabod e Mr. Toad (1949). I “grandi” lungometraggi animati — Cenerentola (1950), Alice nel Paese delle Meraviglie (1951), La bella addormentata nel bosco (1959) — assorbivano risorse enormi.

In secondo luogo, il materiale di White poneva problemi di adattamento specifici. Il romanzo è ricchissimo, complesso, ironico in modi molto britannici; tradurlo in un film d’animazione coerente, mantenendo l’equilibrio tra commedia e profondità pedagogica, richiedeva un lavoro di sceneggiatura lungo e difficile. Fu lo storyboard artist e sceneggiatore Bill Peet a trovare infine la chiave giusta: concentrarsi esclusivamente sulla giovinezza di Artù, eliminare le sottotrame più adulte e complesse del romanzo, e costruire il film attorno al trittico delle trasformazioni — pesce, scoiattolo, uccello — come struttura narrativa principale.

La produzione effettiva prese avvio all’inizio degli anni Sessanta, in un periodo in cui la Disney stava anche costruendo Disneyland e sviluppando progetti televisivi. Il film fu consegnato nel 1963 con un budget relativamente contenuto di 4 milioni di dollari, e divenne comunque il sesto film di maggior incasso di quell’anno.


2. L’Animazione e lo Stile Xerox: Una Rivoluzione Visiva

La regia di Wolfgang Reitherman

La spada nella roccia fu diretto da Wolfgang Reitherman, soprannominato “Woolie”, uno dei leggendari Nine Old Men — i nove maestri animatori su cui Disney aveva costruito il suo impero artistico. Reitherman aveva già co-diretto La bella addormentata nel bosco (1959) e si stava affermando come il regista di punta della produzione animata Disney. Con La spada nella roccia, ma soprattutto con i film successivi (Il libro della giungla, 1967; Gli Aristogatti, 1970; Robin Hood, 1973), avrebbe definito uno stile inconfondibile: ritmo sincopato, commedia di personaggio, momenti lirici contrappunti di ironia, riciclo di sequenze animate (pratica controversa ma economicamente necessaria).

La regia di Reitherman è costruita sull’alternanza di sequenze elaborate — le trasformazioni, il duello di magia tra Merlino e Maga Magò — e momenti più quieti, quasi intimisti, in cui i personaggi rivelano la propria psicologia attraverso gesti minimi. La sequenza degli scoiattoli, ad esempio, passa dalla commedia fisica al dramma sentimentale in pochi secondi, senza soluzione di continuità stilistica.

Il contributo dei Nine Old Men

Animatore Personaggio principale animato Note
Milt Kahl Merlino (design), Maga Magò (design e animazione iniziale) Raffinò gli schizzi di Bill Peet; considerato il migliore disegnatore tra i Nine Old Men
Frank Thomas Merlino (scene selezionate), Maga Magò (duello magico) Thomas curò specificamente la sequenza del duello tra Merlino e Magò
Ollie Johnston Merlino (scene emotive) Specialista delle espressioni emotive e della recitazione sottile
John Lounsbery Merlino (scene comiche) Contribuì alle sequenze umoristiche del mago

Il lavoro di Milt Kahl sul design dei due personaggi principali è particolarmente significativo. Per Merlino, Kahl creò un’iconografia che sarebbe diventata archetipica: la barba bianca massiccia che si inceppa nelle cose, gli occhiali tondi, il cappello a punta blu costellato di stelle, il lungo abito. Un’immagine visiva così potente da definire, per intere generazioni, l’idea stessa di “mago da favola”. Per Maga Magò, Kahl costruì un corpo basso e corpolento capace di deformazioni grottesche, un design che anticipa la tradizione dei “villain fisicamente espressionisti” che avrebbe caratterizzato tutta la storia Disney successiva.

La tecnica Xerox: arte, economia e controversie

La spada nella roccia consolida l’uso della tecnica Xerox, introdotta per la prima volta nel lungometraggio Disney con La carica dei 101 (1961). La tecnica consentiva di trasferire direttamente i disegni originali degli animatori sulla celluloide tramite fotocopiatura, eliminando il passaggio intermedio del re-inchiostro a mano da parte degli “inkers”.

Le conseguenze estetiche furono profonde e contraddittorie. Da un lato, il tratto a matita originale degli animatori — con le sue imperfezioni, le linee di costruzione, la vitalità organica — sopravviveva finalmente sullo schermo, donando ai personaggi un aspetto più vivo e tridimensionale. Le texture di peli, rughe e stoffe acquistarono una densità visiva che i film precedenti, con la loro superficie liscia e “pulita”, non avevano. Dall’altro, il processo Xerox produceva a volte macchie d’inchiostro, linee non perfettamente uniformi, un aspetto “rustico” che ad alcuni sembrava incompatibile con la perfezione a cui lo studio aveva abituato il pubblico.

Il dibattito critico sulla tecnica Xerox applicata a La spada nella roccia si è riacceso con forza in occasione del restauro per il 50° anniversario (Blu-ray pubblicato il 6 agosto 2013 in America del Nord, il 12 marzo 2014 in Italia). La rimasterizzazione fu oggetto di critiche aspre, in particolare da parte dell’ex animatore Disney Andreas Deja, che la definì pubblicamente “inguardabile”, accusando i restauratori di aver applicato in modo eccessivo il DNR (Digital Noise Reduction). Il processo di riduzione del rumore digitale aveva eliminato le preziose imperfezioni del tratto Xerox — quella “vitalità” del segno che è il cuore dell’estetica del film — rendendo i personaggi, secondo Deja, simili a figure “disegnate con pennarelli indelebili”, prive di quella texture organica che li caratterizzava. Questo episodio solleva una domanda fondamentale sulla natura stessa del restauro filmico: quando la pulizia tecnica diventa tradimento artistico?


3. Merlino e la Filosofia della Conoscenza

Mago Merlino e Anacleto
Mago Merlino e il gufo Anacleto

L’archetipo dello scienziato moderno nel Medioevo

Merlino non è semplicemente “il mago” nel senso tradizionale del termine. Nel film Disney — e ancor più nel romanzo di T.H. White da cui esso deriva — Merlino è qualcosa di più specifico e storicamente significativo: è lo scienziato illuminista proiettato nel Medioevo, il portatore anacronistico di una visione del mondo basata sulla conoscenza empirica, sulla curiosità intellettuale e sul primato della ragione.

La sua magia non è rituale o mistica: è sistematica, sperimentale, pedagogica. Ogni trasformazione che Merlino impone ad Artù è progettata come una lezione di fisica applicata. Il nuoto nel fossato come pesce serve a comprendere la resistenza dell’acqua e i principi dell’idrodinamica. La trasformazione in scoiattolo introduce i concetti di gravità e peso (con il tragico corollario emotivo del cuore spezzato, che Merlino definisce la forza più potente dell’universo). Il volo da uccello insegna aerodinamica e libertà percettiva. Merlino è, in sostanza, il professore ideale: usa il corpo come laboratorio, il mondo come aula, l’esperienza diretta come metodo.

Il conflitto filosofico: Cervello vs. Muscoli

Il cuore filosofico del film è il conflitto tra due epistemologie incompatibili: la magia scientifica di Merlino e la magia caotica di Maga Magò. Il confronto non è semplicemente tra “buoni” e “cattivi”, ma tra due visioni del sapere e del potere.

Merlino incarna il razionalismo: usa la magia come strumento di comprensione, la applica sempre per un fine educativo o difensivo, e la sua forza deriva dalla conoscenza profonda delle leggi naturali. La sua vittoria nel duello contro Magò — trasformandosi in un germe della “Malignalitaloptereosis” — è la dimostrazione che il cervello prevale sempre sui muscoli: Magò può trasformarsi in draghi e in belve feroci, ma nessun animale è immune dalle malattie microscopiche. La scienza invisibile batte la forza visibile.

Maga Magò, al contrario, usa la magia come strumento di potere puro, senza principi etici o logici. È caotica, emotiva, ingannevole: infrange le stesse regole che ha stabilito (vietando i draghi verdi ma trasformandosi in uno viola), antepone l’ego alla strategia. Il suo personaggio può essere letto come la critica al tipo di potere privo di metodo e di etica — il potere dei “muscoli” appunto, sia fisici che sociali.

Questa struttura dualistica conferisce al film una profondità filosofica inusuale per un’opera d’animazione del 1963, che la critica contemporanea aveva in parte sottovalutato ma che il pubblico, soprattutto quello italiano, percepì istintivamente.


4. La Colonna Sonora: L’Esordio dei Fratelli Sherman

Un ingresso storico nella Disney

La spada nella roccia segna l’ingresso ufficiale di Richard M. Sherman e Robert B. Sherman nel catalogo della musica Disney per i lungometraggi animati. I due fratelli compositori erano già stati scritturati da Walt Disney nel 1961, ma fu con questo film che il loro nome si legò per la prima volta a un Classico Disney. L’importanza storica di questo debutto è difficile da sopravvalutare: i fratelli Sherman avrebbero in seguito scritto la musica per alcune delle produzioni Disney più celebri di sempre, tra cui Mary Poppins (1964), Il libro della giungla (1967, ultima produzione supervisionata da Walt) e Pomi d’ottone e manici di scopa (1971).

Analisi dei brani principali

Le canzoni di La spada nella roccia non sono semplici intermezzi musicali, ma elementi strutturali del metodo pedagogico di Merlino.

“Higitus Figitus” (in italiano “Sciccherie”) è la canzone con cui Merlino impacca magicamente i suoi effetti personali per trasferirsi al castello di Sir Ettore. Il brano è un esempio perfetto di come i fratelli Sherman usino la musica come motore narrativo: il ritmo frenetico e le rime senza senso (nonsense verse) rispecchiano il carattere disordinato ma efficiente del mago, e la canzone serve anche a introdurre al bambino spettatore il concetto che la magia è un sistema — ha le sue regole, i suoi limiti, la sua logica interna.

“Questo è il mondo” (“That’s What Makes the World Go Round”) è forse il brano più liricamente complesso del film. Cantata da Merlino durante la lezione degli scoiattoli, elabora filosoficamente il concetto di gravità trasformandolo in metafora delle forze che muovono la vita umana — compreso, appunto, l’amore. La canzone fonde la lezione di fisica con la lezione emotiva, in un intreccio che anticipa il modo in cui i fratelli Sherman avrebbero costruito i numeri musicali di Mary Poppins.

“Madam Mim” (in italiano “Maga Magò”) è il brano con cui la strega si presenta ad Artù. Strutturalmente è una canzone di auto-presentazione del villain — un genere che i fratelli Sherman avrebbero continuato a esplorare — ma il suo tono è deliberatamente ambiguo: è comica, ma ha sottotoni sinistri. La melodia sembra quasi una filastrocca per bambini, il che rende Magò ancora più inquietante.


5. Focus Italia: Doppiaggio e Adattamento

Roberto De Leonardis e il doppiaggio come arte autonoma

In Italia, La spada nella roccia uscì il 23 dicembre 1964, esattamente un anno dopo la prima americana. L’adattamento italiano fu affidato al leggendario Roberto De Leonardis, il cui nome è sinonimo, per intere generazioni di italiani, dei classici Disney doppiati con arte e creatività straordinarie.

De Leonardis non era semplicemente un traduttore: era un autore del doppiaggio, capace di riscrivere dialoghi e canzoni non per aderire letteralmente all’originale, ma per trovare equivalenti italiani che avessero la stessa efficacia ritmica, comica e poetica. Il suo metodo prevedeva di considerare il doppiaggio come un’opera autonoma, ispirata dall’originale ma libera di superarlo quando necessario.

Il risultato, su La spada nella roccia, è stato a giudizio di molti superiore all’originale: frasi come “Uululano ai castelli” o i versi della canzone di Maga Magò (“Famosa per fascino e un bel visino…”) sono entrate nel linguaggio comune, citate ancora oggi da chi ha visto il film da bambino negli anni Sessanta, Settanta e Ottanta.

La direzione del doppiaggio fu affidata a Giulio Panicali, con registrazione negli stabilimenti Fono Roma con la partecipazione della C.D.C., e direzione musicale di Alberto Brandi.

Il cast vocale: un pantheon del cinema italiano

Personaggio Voce italiana Note biografiche
Mago Merlino Bruno Persa Voce italiana di Humphrey Bogart in Casablanca; portò al mago la sua autorità ironica
Anacleto (Archimedes) Lauro Gazzolo Timbro caratteristico da “vecchietto simpatico”; il nome fu cambiato per evitare confusione con Archimede Pitagorico di Topolino
Maga Magò Lydia Simoneschi Voce italiana di Ingrid Bergman e Sofia Loren; si divertì enormemente con il personaggio

Il cambio di nome del gufo da “Archimedes” ad “Anacleto” è un aneddoto rivelatore del modo di lavorare di De Leonardis: la decisione fu motivata dalla necessità di evitare sovrapposizioni con il già celeberrimo Archimede Pitagorico di Topolino, personaggio iconico del fumetto Disney italiano. Una scelta pragmatica e creativa insieme, che ha dato vita a un nome — Anacleto — perfettamente adatto al carattere scontroso e borbottante del gufo.

La questione “Bermuda/Honolulu” e le edizioni home video

Una delle differenze più curiose tra l’edizione originale e quella italiana riguarda la destinazione del viaggio di Merlino quando abbandona arrabbiato Artù. Nell’originale inglese, Merlino va alle Bermuda; nell’edizione italiana, la destinazione fu cambiata in Honolulu. Le ragioni precise di questa scelta non sono documentate ufficialmente, ma è plausibile che si trattasse di una preferenza ritmica (Honolulu si adatta meglio al ritmo dell’esclamazione di Merlino) o di una battuta più vivace per il pubblico italiano dell’epoca.

La storia delle edizioni home video italiane è costellata di vicissitudini tecnico-editoriali degne di uno studio a parte. La prima pubblicazione in VHS e Betamax avvenne nel 1986. Le edizioni successive degli anni Novanta rimuovono una breve scena in cui Maga Magò pronuncia la battuta “Spero che sia una cosa grave, qualcosa di tragico!”, taglio motivato probabilmente da preoccupazioni di sensibilità verso il pubblico più giovane.

Il DVD italiano del 2000 (edizione Warner Home Video, poi ristampata da Buena Vista nel 2001) è noto per un buco audio nel finale della traccia italiana — una lacuna tecnica che rimase irrisolta per anni e che venne parzialmente corretta nell’edizione del 2002, pur introducendo due nuovi problemi audio. Solo con l’edizione del 2008 (45° anniversario) i principali buchi furono finalmente corretti, con l’eccezione di quello nel primo dialogo tra Semola e Anacleto, rimasto intatto anche nell’edizione Blu-ray.


6. Eredità e Impatto Culturale

Dal “flop critico” al cult intramontabile

La parabola critica di La spada nella roccia è uno dei casi più interessanti della storia del cinema d’animazione. All’epoca dell’uscita, il film fu accolto meglio dalla critica britannica — sensibile alla tradizione arturiana e all’umorismo di White — che da quella americana, che lo giudicò eccessivamente umoristico e narrativamente debole. Su Rotten Tomatoes, ancora oggi, il film riporta una percentuale di approvazione del 66% con punteggio medio di 6/10, un risultato onesto ma tutt’altro che entusiasmante.

Eppure, qualcosa non torna: il film incassò 34 milioni di dollari contro un budget di 4, fu rieditato nei cinema nel 1972 e nel 1983 (e in Italia nel 1974), e a sessant’anni di distanza continua a essere distribuito, studiato, amato. La spiegazione va cercata altrove: nei personaggi, nella filosofia, in quella qualità che il critico Neil Sinyard, nel suo libro The Best of Disney, definiva la “struttura complessa” e la natura “più filosofica di altri film Disney”.

In Italia, il film raggiunse dimensioni da fenomeno culturale che non ha equivalenti in nessun altro paese. Merlino e Maga Magò sono personaggi iconici quanto Topolino o Paperino, e continuano a essere tra i costumi cosplay più diffusi nelle fiere del fumetto italiane, indossati tanto da adulti nostalgici quanto da bambini che scoprono il film per la prima volta. Questo trasferimento generazionale dell’amore per il film è forse la sua più grande conquista.

L’influenza sulla percezione del ciclo arturiano

La spada nella roccia ha avuto un’influenza profonda e duratura sulla percezione popolare del ciclo arturiano. Per milioni di persone nel mondo — e in modo speciale in Italia — la versione “canonica” di Merlino è quella creata da Milt Kahl e animata dai Nine Old Men: bizzarro, smemorato, capace di vedere il futuro ma incapace di ricordare dove ha messo le proprie cose. Una figura umana prima che magica, affettuosa prima che onnipotente.

Questa umanizzazione del mago più potente della leggenda occidentale ha avuto conseguenze durature. Il personaggio di Merlino introdotto nel videogioco Kingdom Hearts riprende esplicitamente il design Disney. La serie TV C’era una volta (ABC, 2011-2018) deve molto, nella concezione di Merlino come mentore ambivalente e umoristico, alla versione disneyana. E lo stesso Genio di Aladdin (1992), con la sua quarta parete infranta, la sua modernità anacronistica, il suo mix di onnipotenza e comicità, è impensabile senza il precedente di Merlino del 1963.

Il remake live-action: una storia infinita

Nel luglio 2015 Disney annunciò un remake live-action con la sceneggiatura affidata a Bryan Cogman (già scrittore di diversi episodi di Game of Thrones) e la regia di Juan Carlos Fresnadillo. Il direttore della fotografia prescelto fu Enrique Chediak e lo scenografo Eugenio Caballero. Il film avrebbe dovuto debuttare in esclusiva su Disney+. Tuttavia, nel marzo 2024, Fresnadillo ha rivelato che il progetto non si sarebbe materializzato a breve, lasciando il futuro del remake nel limbo.


7. Conclusioni e Verdetto Critico

La spada nella roccia è un film che ha il coraggio di essere umile. In un’epoca in cui l’animazione Disney puntava all’epico e al grandioso — e nell’anno in cui lo stesso studio stava preparando Mary Poppins, uno dei film più ambiziosi della sua storia — questo piccolo racconto di un ragazzo, un mago scontroso e un gufo burbero scelse la via della semplicità. Non grandi battaglie, non finali trionfalistici, non eroi statuari: solo trasformazioni, lezioni, amicizie, e una spada estratta quasi per sbaglio da un’incudine di pietra.

In quella scelta di semplicità risiede la sua grandezza duratura. Il film insegna che la conoscenza è la vera arma, che l’umiltà è la condizione del genio, che la forma di qualsiasi cosa — pesce, uccello, scoiattolo, re — cambia, ma la capacità di imparare rimane. Merlino, che conosce il futuro ma finge di non saperlo, che guida senza dirigere, che abbandona e ritorna, è uno dei ritratti più intelligenti del mentore che la cultura popolare abbia mai prodotto.

A sessant’anni dalla sua uscita, La spada nella roccia rimane il testamento silenzioso di Walt Disney: non il film più ambizioso, non il più tecnico, ma forse il più onesto. E il fatto che sia l’Italia — con il suo doppiaggio straordinario, la sua tradizione collezionistica, il suo amore per i “caratteristi” rispetto agli eroi — ad averlo capito prima degli altri, dice qualcosa di importante su entrambi.

Voto critico: 8/10 — Un classico che sussurra dove altri urlano, e che per questo continueremo ad ascoltare.


FAQ: Le Domande più Frequenti su La spada nella roccia

Chi era Semola e perché si chiama così? Semola è il soprannome del protagonista, il futuro Re Artù. Nell’originale inglese si chiama “Wart” (verruca), un nomignolo che ne sottolinea la condizione di ragazzo orfano e poco considerato. Roberto De Leonardis scelse “Semola” per i capelli biondi del personaggio, creando un nome italiano ugualmente affettuoso e un po’ beffardo. Semola ha 12 anni ed è il discendente diretto del re Uther Pendragon, anche se nessuno lo sa.

Perché Artù ha voci diverse nell’edizione originale inglese? La produzione si protrasse abbastanza a lungo da far attraversare al doppiatore principale, Ricky Sorensen, i cambiamenti vocali della pubertà. Per completare le battute, lo studio si rivolse ai figli del regista Reitherman, con il risultato che la voce di Artù cambia notevolmente da una scena all’altra. L’accento di Brooklyn di tutte e tre le voci stonava in modo comico con l’ambientazione medievale inglese, e con gli accenti degli altri personaggi.

Qual è il significato simbolico della spada nella roccia? La spada (Excalibur nella tradizione più tarda, anche se il film non la nomina così) è nella tradizione medievale il simbolo del potere legittimo — solo chi è degno di regnare può estrarla. Il film, seguendo White, rovescia l’enfasi: non è la forza a consentire l’estrazione, ma la purezza d’animo e la preparazione intellettuale. Artù la estrae non perché sia il più forte, ma perché è il più umile e il meglio educato. Il messaggio è radicalmente democratico: la regalità non si nasce, si merita.

Perché il film fu accolto meglio in Italia che negli USA? Diverse ragioni convergono: il doppiaggio straordinario di De Leonardis e Panicali amplificò il valore comico dei personaggi; la tradizione italiana di apprezzare i “caratteristi” rispetto agli eroi giovò a Merlino e Maga Magò; l’uscita natalizia italiana (23 dicembre 1964) lo posizionò come film delle feste per eccellenza. Nel tempo, divenne un punto di riferimento generazionale per chiunque abbia avuto un’infanzia in Italia tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta.

Chi erano i fratelli Sherman e perché il loro debutto con questo film è importante? Richard M. Sherman e Robert B. Sherman erano due compositori americani che Walt Disney aveva assunto nel 1961. La spada nella roccia fu il loro primo lungometraggio animato Disney. Nel giro di pochi mesi avrebbero firmato la colonna sonora di Mary Poppins (1964), vincendo due Premi Oscar. Sono considerati tra i compositori più importanti nella storia della musica per il cinema d’animazione.

Il remake live-action si farà mai? Come già riportato, il progetto annunciato nel 2015 con Bryan Cogman e Juan Carlos Fresnadillo è attualmente in stallo. Il regista Fresnadillo ha dichiarato nel 2024 che il film non si farà a breve. Non esistono aggiornamenti ufficiali successivi da parte di Disney.


Saggio di critica storica e cinematografica. Fonti: documentazione ufficiale Disney, edizioni critiche del romanzo di T.H. White, archivi di doppiaggio italiano, dichiarazioni pubbliche di Andreas Deja.

di Gianluigi P.

Gianluigi Piludu

Autore di articoli, illustratore e grafico del sito www.cartonionline.com